giovedì 3 ottobre 2019

IDEALISMO E ROMANTICISMO 


Una corrente filosofica tra le più importanti è l'idealismo tedesco che si sviluppa a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Vede come suoi maggiori fondatori e interpreti FichteSchelling ed Hegel.

Sia il romanticismo che l'idealismo rappresentano il superamento della ragione illuministica e l'affermazione di una nuova visione del mondo che esalta il sentimento, l'arte e la tradizione.

L'aspirazione all'infinito è il primo e più importante tratto di questo movimento. Tale aspirazione nasce da un senso di inquietudine nei confronti di quanto possa costituire un "limite".


L' idealismo etico di Fichte




Fichte, entusiasta sostenitore del pensiero di Kant, presto si rende conto dei suoi numerosi dualismi: a priori e a posteriori, forma e contenuto, soggetto e oggetto. Rifiuta il Dogmatismo, che considera il pensiero come un prodotto della Natura, e fonda l’Idealismo, che parte dal pensiero per spiegare la realtà in base ad un principio unico ed assoluto da cui tutto deriva.

La realtà è spirituale, è pensiero, è la sorgente di tutta la realtà, è attività perché crea se stessa e le cose. Il pensiero abbraccia contenuto e forma, pensiero e realtà, soggetto e oggetto. Il noumeno è prodotto dall’Io, ossia è un fenomeno conoscibile. L’oggetto, il contenuto, l’a posteriori sono posti dal soggetto, sono un modo di svolgimento del pensiero. L’oggetto è il soggetto visto sotto un particolare aspetto.


I tre principi della Dottrina della scienza


1° principio: L’Io pone se stesso (TESI).

L’Io penso, costruttore dell’esperienza, non può essere individuale e finito, ma deve essere universale e infinito; non legislatore, ma creatore della realtà. Tutta la realtà si origina da un unico principio: l’Io Puro, inesauribile attività di pensiero, unico principio materiale e formale della conoscenza, che crea sia il soggetto che l’oggetto, infinita attività creatrice, con la quale pensa e crea se stesso e le cose. Il pensiero non può avere altri limiti al di fuori di quelli che egli stesso pone. Niente è prima dell’Io: l’Io non può affermare nulla se non afferma la propria esistenza. L’Io non è posto da nessuno, ma si pone da sé, crea se stesso, si autocrea, “si fa”. L’Io puro è infinito perché non è limitato da nulla; è attività creatrice e prodotto della sua stessa attività, che avviene in modo infinito e libero (libertà).

2° principio: L’Io pone il non-io (ANTITESI)

Non-Io costituisce la natura intesa in senso generale come il "regno dei limiti". Esso è posto dall'Io puro, il quale delimitandosi, produce continuamente l'altro da sé come oggetto e ostacolo indispensabile alla sua attività. Anche il nostro corpo e le nostre sensazioni sono non-Io, in quanto materiali e privi di ragione.


3° principio: L’Io oppone nell’Io, all’Io divisibile, un non-io divisibile (SINTESI).

L’Io di cui si parla è la singola individualità di ogni uomo (l’io empirico)L’Io si scopre limitato dal non-io, io empirico, finito, individuo condizionato dalla natura interna o esterna: per ricostituire l’unità dell’Io, deve superare il non-io. Il non-io è il motore che mette in azione l’Io: senza di esso l’Io non potrebbe agire. Ponendo il non-io, l’Io si scopre limitato e finito. Il fine ultimo dell’io finito sta nel raggiungimento dell’Io puro, rimuovendo gli ostacoli costituiti dal non-io. La coscienza del limite fa nascere nell’Io l’esigenza di superarlo: l’Io tende a ricomprendere in sé il non-io per ricostituirsi come Io assoluto. L’io empirico deve aspirare all’Io infinito: l’infinito per l’uomo è un dover essere e una missione. L’io empirico deve essere un io libero, che vince gli ostacoli e supera ogni limite.



L' idealismo estetico di Schelling




Schelling parte dalla filosofia dell’infinito di Fichte: sostiene che l’Io non può essere puro se, per attuarsi, deve affermare un non-Io che lo limita. Accusa Fichte di aver svuotato la natura di ogni realtà, definendola come non-io, produzione inconscia dell’Io a cui è di ostacolo. Il Principio non è solo l’Io o il non-io, ma è l’Assoluto, che si realizza nell’io e nel non-io, nella coscienza e nella natura, nel pensiero e nella realtà. 


IL PENSIERO

Friedrich Schelling aderisce alla filosofia di Fichte perché ha trovato il fondamento incondizionato della realtà, principio da cui dipende ogni conoscenza: l’io puro, assoluto, libero. Secondo Schelling, Fichte ha colmato i vuoti della filosofia kantiana.
Inizialmente egli ha interessi naturalistici, egli vuole recuperare la natura perché essa deve essere una soggettività. Rifiuta la nullificazione della natura di Fichte, ponendo l’io infinito rende nulla la natura.


Critica:

  • l’assoluta soggettività della sostanza (Fichte)
  • l’assoluta oggettività della sostanza (Spinoza).


La natura è un’unità indifferenziata di natura e spirito, non è limitata dall'attività dell’io, ma assume una validità oggettiva. Natura e spirito sono due facce dello stesso principio assoluto: l’assoluto si pone inconsciamente come natura e poi consciamente come spirito. La natura è un organismo dotato di finalità, aperto ad ogni sviluppo. Essa ha un carattere teleologico e non meccanico, perché le singole arti della natura si articolano nel tutto. La natura ha un’anima e una forza vivificatrice. Attraverso una serie di gradi si attiva in forma sempre più perfette. Da forme inorganiche e organiche: spirito pietrificato in divenire.
Il finalismo è nella natura stessa (finalità oggettiva e immanentista). Schelling rifiuta il meccanicismo e il finalismo teleologico. Il finalismo di Schelling è un carattere oggettivo della natura, interno ad essa. Considera la natura come un tutto vivente, è attività creatrice spontanea. 

La natura per attuare se stessa si dialettizza in 2 principi di base: astrazione e repulsione. Nella natura agiscono due tendenze opposte. Ogni fenomeno è l’effetto di una forza che è limitata, condizionata dall’edizione di una forza opposta: la natura agisce attraverso la lotta di forze opposte. Quando esse sono in equilibrio si ha la produzione di una forma naturale. La ricomposizione dell’equilibrio da vita a forme naturali sempre migliori.


Lo spirito e la natura


Secondo Schelling,


  • Natura: spirito visibile
  • Spirito: natura invisibile

Tra la natura e lo spirito è esclusa ogni distinzione sostanziale (non più dualismo tre Io e non Io). Esiste differenza di grado perché la natura è spirito inconscio mentre lo spirito è superiore perché è vita spirituale conscia. Lo spirito riconoscendosi come rappresentazione inconscia della natura tende a ricostruire l’unità dell’assoluto mediante l’attività teoretica, pratica ed estetica. Questa identità non è mai pienamente raggiungibile.


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